Holloko’s spring – La festa delle uova 

C’è un paesino che si trova a un centinaio di chilometri da Budapest, tra le colline di Cserhat e che apparentemente sembra uguale a tutti i paesini che puoi incontrare nell’entroterra ungherese. Inizi a salire per la strada e compaiono le prima casette in cemento armato colorato, con le staccionate, i giardinetti curati, alcune ricordano le normali case che potresti incontrare anche nei nostri paesetti, più facilmente al nord Italia, lontano dall’anonimo chiasso cittadino.
Poi arrivi alla piazzetta centrale, la strada si biforca ed improvvisamente ti ritrovi trasportato in un’altra dimensione.
L’anonimato lascia il posto a casette che ricordano tanto l’immaginario delle fiabe, tipo Hansel e Gretel, con i tetti sporgenti fatti di legno e foglie essiccate, strumentazioni di altri tempi appesi ai muri bianchi e nei giardini fiori colorati che spuntano ovunque dalle cariole.
È un museo folcloristico a cielo aperto, nel nord est Europa questi nuclei vanno tanto di moda, li trovi in tantissime città. Angoli di paradiso dove tutto sembra essersi fermato, le donne e gli uomini indossano antichi costumi, simulano vecchi mestieri e portano avanti intramontabili tradizioni. Ad Hollókő  il folklore è la caratteristica principale. Non a caso è stata nominata patrimonio mondiale dell’umanità come “esempio vivente della vita rurale prima della rivoluzione agricola del ventesimo secolo”.
Un piccolo villaggio il cui nome significa “corvo di pietra” probabilmente a seguito di una leggenda che narra del rapimento di una graziosa vergine da parte del signore di un castello.

I circa 400 abitanti del posto, appartenenti all’etnia ungherese palóc, custodiscono gelosamente le proprie tradizioni e i costumi tipici che indossano in occasione delle feste più importanti, come la Pasqua.
Per questa ricorrenza il paese diventa la meta più gettonata dagli abitanti dei paesi limitrofi, e da anni vengono riproposte anche le antiche usanze più popolari con le quali gli ungheresi salutavano l’arrivo della primavera.
Su tutte le più amate da grandi e bambini sono la caccia alle uova, che le bambine armate di cestini in vimini e gonnelloni fiorati, nascondono nei boschetti limitrofi lanciando la sfida agli amici maschietti e il tradizionale gioco del corteggiamento che, invece, accomuna uomini e donne di ogni generazione.
La tradizione vuole che i ragazzi del paese non sposati gettino secchi di acqua fredda sulle ragazze ancora nubili, le quali, in segno di ringraziamento (poiché il gesto è considerato augurio di fecondità), consegneranno loro delle uova dipinte.

Il tutto contornato da balli e canti della tradizione dei Carpazi. Legami forti, pulsanti, ragazzi giovani fieri delle loro origini, che per un lungo week-end smettono i panni quotidiani di studenti, operai, impiegati per assumere, felici e orgogliosi, il loro importante compito: quello di essere testimoni di una storia che va oltre il tempo e le classi sociali.

© Daniela Silvestri